Combattere la “sindrome di fragilità omeostatica” dell’invecchiamento

Cos’è la “fragilità omeostatica” e quale impatto ha sulle persone e sulla società? L’invecchiamento comporta una serie di cambiamenti fisiologici, provocati o connessi alle patologie, e di complicanze metaboliche. Questi eventi, insieme, vanno a costituire la cosiddetta sindrome di “fragilità omeostatica”, che predispone alle malattie croniche e degenerative con grave sofferenza per gli anziani, le famiglie, ma anche la società e l’economia.

I meccanismi che la contrastano: il cuore della nostra ricerca

I meccanismi che causano la “fragilità omeostatica” negli anziani sono ancora molto oscuri.

Recenti studi hanno messo però in evidenza un’interconnessione tra infiammazione e alterazioni metaboliche. Molti anziani sono affetti da infiammazione di basso grado (infiammazione metabolica), spesso associata a complicanze infiammatorie, dismetaboliche e sistemiche.

Il nostro progetto di ricerca, guidato dal prof. Antonio Sica, indaga i meccanismi chiave che preservano i processi fisiologici che garantiscono l’integrità delle funzioni biologiche.

Uno di questi meccanismi riguarda l’enzima NAMPT (Nicotinamide phosphoribosyltransferase), capace di contrastare l’infiammazione e favorire la robustezza dei processi fisiologici.

 

Lo studio dell’enzima NAMPT: i nostri obiettivi per il futuro

La riduzione dei livelli dell’enzima NAMPT, dovuta all’avanzare dell’età, rappresenta un importante fattore di fragilità negli anziani.

Vogliamo indagare i meccanismi epigenetici che portano a “spegnere” il NAMPT e capire come questo impatta sulla fragilità omeostatica.

In particolare abbiamo scelto di concentrarci sull’osteoartrite (OA), la terza condizione cronica più comune negli anziani, che provoca dolore cronico e instabilità nel camminare, condizionando pesantemente i soggetti colpiti e inducendo la necessità di aiuto da parte delle strutture sociali e delle famiglie, con un importante obiettivo: migliorare la qualità di vita e il benessere di persone già fragili e spesso malate.

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